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MALVASIA
E' il nome di una vasta gamma di vitigni dell'Europa del Sud (che possono essere sia
bianchi che rossi). Le varietà bianche sono coltivate in tutta Italia, specialmente
nel Lazio e nel Salento. Vitigni con questo nome si trovano
in tutte le regioni, usati per vini secchi e dolci, tranquilli e frizzanti.
Quelli del nostyro territorio di chiamano: Malvasia Nera di Brindisi e Lecce.
Si coltivano appunto in tutto il salento (BR-LE), ed ha origine dalla grande
famiglia delle Malvasia di origine greca, arrivata in Puglia dalla città di Monemvasia,
dalla Morea. Il grappolo ha media grandezza, forma conica, talvolta alato. Gli acini,
di media grandezza, sono medi, sferoidi con buccia consistente nero-violacea ricca di
pruina. Ha buona vigoria e produttività media e costante. Pronta per la vendemmia
nella prima decade di ottobre.

Home Vino

PostHeaderIcon Storia del Vino

La storia del vino muove i primi passi in oriente, nella culla della civiltà nella regione della Mesopotamia, qui arrivo la “Vitis Vinifera” circa 10.000 anni fa, e da qu' sempre, si espanse in tutto il bacino mediterraneo.
Nel Valdarno Superiore, vicino Montevarchi (AR), sono stati ritrovati in depositi di lignite, reperti fossili di tralci di vite (Vitis Vinifera) risalenti a 2 milioni di anni fa, e diversi ritrovamenti archeologici dimostrano che la Vitis vinifera cresceva spontanea già 300.000 anni fa.
Nel 1996, una missione archeologica trovò in un villaggio neolitico di Haijji Firuz Tepe, presso i Monti Zagros a nord dell'Iran(dove tutt'ora l'uva cresce spontanea), il più vecchio recipiente continente resti secchi di grappoli d'uva macerati(Vino) risalente a circa 7.000 anni fa. Ma si pensa che già 10.000 anni fa, con l'apparizione della Vite, già si produceva il Vino.
Gli studiosi credono che la parola Vino derivi dalla parola sanscrita “vena”, che significa “amare”, da cui deriva anche il nome Venere.
Con certezza si sa che i primi ominidi a far fermentare il mosto sono le genti della zona transcaucasica, l'attuale Armenia e Georgia, già esisteva il rito della spremitura delle uve.
Ma l'elemento che fece sviluppare la produzione del vino fu che le popolazioni del Medio Oriente e dell'Egitto si trasformarono da Nomadi i Stanziali, e quindi si sviluppò l'agricoltura e l'allevamento e di conseguenza l'arricchimento gastronomico(nuove tecniche di cottura, di condimenti) con la ricerca di abbinare le bevande diverse dall'acqua ai piatti che si stava imparando a cucinare; in poche parole già nasceva l'Enogastronomia.... neolitica.
Sembra, che il primo vino sia stato prodotto per caso, per la fermentazione di uva probabilmente dimenticata in un recipiente.
Esiste anche la parte leggendario del Vino e della Vite: si dice che il frutto del peccato no fosse la normale Mela, ma la succulente e dolce Uva e, ancora leggenda, Noè portò con se, sull'Arca un unica piante: la Vite. E la prima cosa che fece appena toccò terra fu quella di piantarla.
Per conoscere il Vino bisognerebbe conoscere anche la pianta da cui deriva:: la vite.
La vite (dal latino “vite”, derivato dall’indoeuropeo viere = curvare, intrecciare) è un arbusto rampicante, diffuso sulla terra tra il 20° e 50° grado di latitudine Nord e il 20° e 40° di latitudine Sud. E’ una pianta molto resistente che può resistere fino a meno 15°C, ma che le temperature tra gli 8° e 13°C sono le migliori per il germogliamento, tra i 16 e 20°C per la fioritura e tra i 18°C e 23°C per la maturazione.
La pianta predilige i terreni calcari, ben drenati, e con una buona esposizione al sole. La grandine e le gelate nel periodo della fioritura le sono dannose in quanto distruggono le gemme e i fiori impedendo la formazione dei frutti, arrecando danni anche per gli anni successivi. La troppa umidità nella fase di maturazione dell’uva favorisce l’insorgere di malattie: il marciume, la muffa
grigia o botrite. I parassiti come l’Oidio, la Peronospera e la Fillossera sono dannosissimi per la pianta.
L’uva è il frutto a maggior contenuto zuccherino, quindi preferito dagli animali in special modo agli uccelli che, naturalmente ne favoriscono la diffusione. Quando i chicci d'uva maturano si rompono e fuoriesce il succo. L’alto grado zuccherino del succo e la presenza dei lieviti, naturalmente contenuti nell’uva, comporta la
fermentazione naturale degli zuccheri all'alcool, formando spontaneamente il vino.
Gli acidi presenti nell'uva a fine maturazione rendono acido il
succo, il cui pH è inferiore a 4, questo favorisce la crescita dei lieviti e la completa eliminazione di molti microrganismi dannosi. Una buona parte di questa acidità rimane nel vino e in combinazione all'alcool svolge un ruolo battericida, eliminando molti agenti patogeni per l'uomo in particolare quelli responsabili delle intossicazioni alimentari che diversamente possono essere contratte bevendo acqua contaminata.
Anche questo ha contribuito, nell'antichità remota a far amare il vino: dava forza e coraggio e in più ti proteggeva dai malanni e sortileggi che succedevano bevendo acqua, talvolta anche mortali.
Tra i primi, come si scriveva, a coltivare e quindi a produrre vino furono gli Egizi.
Con la precisa metodica e con l'attenzione ad annotare tutto ciò che si faceva, sono giunti sino a noi geroglifici che ci informano sui metodi appunto, di produzione del vino e coltivazione della vite. Esempio: nel corredo funebre del grande faraone Tutankamon vi erano delle anfore contenenti vino con annotazioni che riportavano il tipo, la provenienza e il produttore delle uve e l'anno di produzione. Già allora esisteva la famosa DOC! Naturalmente il vino, come sempre il migliore, oltre ad essere bevuto dai reali, veniva usato nei riti dei sacerdoti. Quindi niente di nuovo anche sull'uso del vino nelle funzioni religiose di altre religioni e popoli. Dagli Egizi la produzione si diffuse tra gli Ebrei, i Greci, i Romani, i Fenici e gli Arabi.
I primi a dedicare un Dio al Vino furono i Greci: Dionisio dio della convivialità.
Per i Greci era importantissimo produrre vino di qualità, per loro era segno di civiltà, infatti dicevano:”chi usa vino è civile, chi non ne beve è barabaro”, riferito ai popoli che bevevano birra. I greci dove andavano a colonizzare portavano sempre con loro la cultura del vino, infatti è di quel periodo in Italia lo sviluppo della fermentazione del vino e le regioni del sud: Calabria, Lucania, Sicilia, Puglia e sud Campania furono le prime ad a vere uno sviluppo in tal senso. Queste terre venivano chiamate “Enotria” o terre predilette da Dionisio per la loro caratteristica favorevole allo sviluppo della vite.
I Greci dettero tale importanza al vino che veniva usato in particolari e importanti eventi sociali: i Simposi. Questi eventi si svolgevano in una sala dove vi erano circa una decina di persone sdraiate su sofà a cui si versava del vino e si discuteva sugli avvenimenti si scambiavano idee e opinioni sulla vita sociale del momento. La parola simposio letteralmente significa “bere insieme”. Il vino era versato nella giusta diluizione e con gli aromi giusti dal “simposiarca” maestro di cerimonia dei simposi. A lui spettava appunto l'importante compito di capire quando dare il vino e come darlo, dato che allora il vino era diluito con acqua e profumato con vari aromi e spezie, in quanto ancora molto alcoolico e molto grezzo. Era importante il vino in questi avvenimenti sociali in quanto era considerato un elemento rivelatore, un elemento di verità e concepito come strumento pedagogico. Platone affermava che i simposi erano degli esperimenti dove si poteva veramente conoscere gli altri. In Vino Veritas. Proverbio risalente a quel periodo.
I Romani non conoscevano il vino sino a che non conquistarono la Grecia. Dapprima venne poco considerato, ma col passare del tempo, anche loro gli dedicarono non solo il dio Bacco, ma iniziarono a svilupparne la vinificazione e la coltivazione della pianta, sino al punto tale che Domiziano iniziò a vietare nel 92 d.C. la costituzione di nuovi vigneti e imporre lo spiantamento della metà delle vigne esistenti nelle "provinciae" romane, sostituendole con altre culture. I Romani portarono con loro il vino in ogni terra conquistata tramite l'esercito dell'Impero, visto che si conoscevano le proprietà antibatteriche del vino, quindi per evitare contagi ai legionari si dava loro da bere solo ed esclusivamente il nettare degli dei. Questo fece si che in ogni terra allora conosciuta si conobbe illa vite e il vino.
Molto inchiostro fu scritto sia sul vino che sullo sviluppo della coltivazione della vite, tanto che oggi si può risalire facilmente ad una mappa della produzione delle singole uve dell'età dei Cesari, tra cui ricordiamo Plinio il Vecchio, Lucio Moderato Columella e Svetonio.
Si deve ai Romani lo sviluppo di nuove tecniche di coltivazione e l'uso di Botti di Legno e Bottiglie di Vetro per conservare il vino al posto delle classiche anfore in terracotta. Anche nell'antica Roma il vino veniva bevuto allungato con acqua e cosparso di aromi e spezie a causa del suo elevato grado alcoolico e al sapore aspro dovuto alla bollitura del mosto. Nell'Impero il vino veniva consumato nei "thermopolia", locali nati apposta per la mescita del vino: le osterie, le botteghe di una volta e i wine bar dei tempi moderni. Nei thermopolia più importanti vi era una figura simile a quella dei greci che dcideva come dosare i lvino: il “Magister Simposii” o Arbiter bibendi”. Non si contraddiceva mia il Magister, in quanto esperto a consigliare e anche perchè bere il vino puro era considerato barbaro. Il “merum” (merum da cui deriva la nostra parola dialettale “mieru”) era vino per i barbari. Infatti l'Imperatore Tiberio invece di essere chiamato dai suoi legionari Tiberius Claudius Nero aveva il soprannome di Biberius Caldius Merum (bevitore brabaro di caldo vino = mieru).
Solo alla fine dell'epoca imperiale, cambiando anche la consistenza del vino, si cominciò a berlo puro.
Il vino crebbe la sua popolarità sino al Medioevo, periodo buoi dominato dalla chiesa, ma grazie ad elementi interni all astessa, come i monaci Cistercensi e Benedettini si è giunti nei secoli successivi a conoscere ancora la vite e i lvino migliorati nella loro produzione e coltivazione.
Il Rinascimento fece rinascere il culto del vino giunto sino ai primi dell'800, che grazie alle nuove tecnologie, come i tappi di sughero, l'abbassamento dei costi per il vetro e la specializzazione continua dei bottai, lo studio scientifico delle coltivazioni e produzioni hanno portato il vino ad essere quello stupendo e completo alimento che noi oggi abbiamo sulle nostre tavole. Buono e sano, visto che da millenni ha aiutato l'uomo ad avere forza e coraggio, lo ha reso immune ad agenti patogeni esterni (cosa che nn ha fatto l'acqua!) e, la cosa più importante è che da millenni no si conosce nessun battere, agente patogeno del vino che sia dannoso per l'uomo


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il Salice Salentino
E' stato il primo DOC del Salento. Unico nel suo genere.Il Salice Salentino, rosso e rosato, viene prodotto per massima parte con le uve dei vitigni Negroamaro e Malvasia e, rappresenta, sin dal VI secolo a.C. un’antica produzione dell'area meridionale della Puglia. Di solito la quantità d'uva distribuita nel blend per indicare un Salice Salentino DOC è pari a Negroamaro 80%, Malvasia 20%. Il Salice Salentino è di colore rosso di varia intensità e tende, con l'invecchiamento, ad assumere riflessi color mattone; ha un odore vinoso, gradevole ed intenso; il suo sapore è pieno, asciutto, armonico ma vellutato. La gradazione alcolica totale minima è di 12 gradi. Il Salice Salentino bianco è prodotto in gran parte con uve Chardonnay, è di colore paglierino chiaro con riflessi verdolini; il suo odore è delicato e gradevolmente fruttato se giovane; il sapore è asciutto, vivace e frizzante. La gradazione alcolica totale minima è di 11 gradi.
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NEGROAMARO
Il Negroamaro è un vino di colore rosso rubino deciso, ottenuto con uve tipiche del
territorio del Salento. Il suo nome deriva dal colore molto scuro degli acini e
dal sapore amaro del vino. Dialettalmente è detto: "Niuru Maru" o "Ua Cane".
Le sue origini sono incerte, si pensa che i primi a introdurlo nel Salento siano stati
i greci.
L'intensità di questo vino, la si scopre immediatamente versandolo in un bicchiere per
assaporarlo, infatti, balza subito agli occhi la corposità del negroamaro che testimonia
la quantità di frutto concentrato che è stato usato per produrlo.
Nello specifico possiamo dire che il vino viene prodotto da vigneti che hanno una densità di impianto di
circa 5000 piante. Vigneti che si estendono apartire dalla zona del Salento.
Oltre ad assaporarlo il negroamaro è un vino da odorare,
in quanto è caratterizzato da una serie di piacevoli profumi ottenuti dalla spremuta
dell'uva rossa ben matura.
Ha foglia grande, pentagonale, tri o pentalobata, il grappolo medio, tronco-conico,
corto e serrato; il suo acino medio-grande, obovoide, buccia pruinosa, spessa,
consistente di colore nero-viola.

 
 
PRIMITIVO
Il Primitivo di Manduria prende il nome dal comune in cui risiedeva la stazione
ferroviaria, punto di raccolta e partenza di tutto il vino della zona. E’ un vino
rosso prodotto in una vasta area della zona della provincia di Taranto e alcuni
comuni del brindisino. La sua origine è incerta. Il suo arrivo in Puglia lo si
deve ai Benedettini che lo introdussero a Gioia del Colle nel 1600.
Il Primitivo di Manduria si ottiene da uve del vitigno Primitivo, che come dice
il nome sono le prime a maturare, permettendo vendemmie anche in agosto. Il primitivo
ha le seguenti caratteristiche: colore rosso tendente al violaceo e all'arancione
con l'invecchiamento, profumo molto intenso, pieno, caratteristico e persistente,
sapore corposo, pieno, armonico, tendente al vellutato con l'invecchiamento,
gradazione minima di 14 gradi.
Esistono anche altri tipi di primitivo:
- dolce naturale;
- liquoroso dolce naturale;
- liquoroso secco.
Il Primitivo ha grappoli lunghi a forma cilindrico conica, mediamente compatti
con una o due ali. Gli acini sono di media grandezza, sferoidi con buccia di medio
spessore di color blu scuro, molto ricca di pruina. Media la sua vigoria, produttività
abbondante anche se non molto costante. Il primo prodotto si ottine tra la fine di
agosto e i primi di settembre.

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